Gabriele Guarnieri | Psicologo e Psicoterapeuta | Bassano del Grappa

Dott. Gabriele Guarnieri Psicologo e Psicoterapeuta a Bassano del Grappa

lunedì

16

Novembre 2015

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Dieta e Psiche

Scritto da , in Adolescenti, Adulti, Famiglia

dieta-psiche.jpgI disagi legati all’alimentazione, per lo meno quelli che non hanno una eziologia organica, spesso sono di origine psicologica e rientrano secondo il DSM IV (manuale per le valutazioni psicodiagnostiche riconosciuto dall’OMS), nelle patologie legate alla dipendenze.
Mangiare e bere costituiscono la risposta a pulsioni fisiologiche attraverso le quali l’organismo richiede energia e nutrimento, ma per molti il cibo può diventare una sostanza da cui dipendere. Ciò può capitare quando l’alimentazione diventa una valvola si sfogo, un rifugio da una vita frenetica, da conflitti e da disagi di varia entità.
E’ risaputo, ad esempio, che la cioccolata (ma anche la maggior parte dei dolci), ha effetti benefici e può fungere da “antidepressivo”: concedersi un cioccolatino o un biscotto alla fine di un pasto, per molti è un abitudine alla quale non si può rinunciare. Allo stesso modo, la tendenza di nutrirsi con voracità, arrivando ad ingurgitare quantità di cibo importanti è indice di stress e di nervosismo.
In termini psicoanalitici, anche se qui molto banalizzati, l’assunzione di cibo richiama alle funzioni orali, indica la ricerca di regressione, di evasione da una situazione che si vive in modo pesante o soffocante. La suzione, intesa come ricerca di desiderio orale, richiama inconsciamente e simbolicamente ai primissimi mesi di vita e in particolar modo al periodo dell’allattamento materno: ad una situazione cioè di estrema dipendenza.
In vita adulta, ciò non si deve intendere come ad un desiderio di tornare bambini, ma ad una necessità di alleggerire, di mollare uno stile vita che forse si sta vivendo in modo troppo pressante e ansiogeno. Quando nella vita tiriamo troppo la corda, quando ci sentiamo, più o meno coscientemente, intrappolati dalla frenesia della vita quotidiana, presi tra famiglia e lavoro, tra casa e figli, tra sport e amicizie, sentiamo il bisogno di evadere, di avere qualcuno o qualcosa che si prenda cura di noi. Per molti il cibo (proprio come l’alcool o le droghe) ha questo ruolo, una valvola di sfogo, un momento per dire STOP!!
In piccole forme, può avere funzioni benevole, pensiamo ad esempio alla sensazione di piacevolezza che può fornire un pezzo di cioccolata, un gelato o una buona cena, ma quando il cibo diventa l’unica o la prevalente valvola di sfogo, allora rischia di diventare una vera e propria dipendenza. Ecco allora che il cioccolatino che si mangiava a fine cena inizia a non essere più sufficiente, bisogna mangiarne un altro e poi un altro ancora, l’etto di pasta diventa l’etto e mezzo se non due e così via. E’ come se il cibo non saziasse, si continua ad ingurgitare fino a sentirsi male; questo avviene in quanto non è lo stomaco ad avere un buco, ma un qualcosa di più profondo ed interiore, un vuoto sentimentale che simbolicamente speriamo di colmare con il cibo.
Quello che accadde negli eccessi, accadde chiaramente anche nelle restrizioni ed ecco che nascono le diete inventate, il più delle volte esageratamente rigide, in cui la scrupolosità nella scelta degli alimenti diventa una vera e propria ossessione. Si comprano solamente specifici prodotti, ogni confezione deve avere determinate e precise caratteristiche e guai se mancano.
In tali circostanze si denota una forma ossessiva, talvolta compulsiva, di ricerca spasmodica di perfezione: una perfezione che mai si raggiungerà. Sono quelle persone, prevalentemente donne, (ultimamente anche molti uomini), che non si vedono mai abbastanza belle/i; qualsiasi cosa che fanno non è mai sufficiente o abbastanza, in continua ricerca di un equilibrio e di una serenità assoluta e inesistente. Nella gran parte dei casi si denota un rapporto confluttuale con la figura materna: una figura buona, comprensiva ma esigente e per la quale qualsiasi attività poteva essere fatta meglio.

Come si può intendere tra psiche ed alimentazione ci sono variegate associazioni, di conseguenza colpevolizzarsi per una dieta mancata, per non essere riusciti ad ottenere i risultati ottenuti, rischia di incrementare solamente le proprie insicurezze e la propria autostima. Sebbene possa sembra facile intraprendere una dieta, in realtà, anche per quanto evidenziato in questo articolo, non lo è mai. Per tali aspetti, è fondamentale instaurare una buona relazione con la propria consulente nutrizionale, sentirsi a proprio agio e mai giudicati; qualora si dovesse vedere che la propria forza di volontà non è sufficiente, diventa fondamentale parlare con la propria professionista ed esternare le proprie difficoltà.
In alcuni casi approfondire la situazione con un professionista specifico, quali psicologo o psicoterapeuta permette di inquadrare la situazione, di decolpevolizzare il cliente e fornirgli gli strumenti per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Nei casi più estremi, quali ad esempio anoressie e bulimie importanti in cui è a rischio la vita della persona, è sempre consigliato rivolgersi a cliniche specializzate dove l’assistito è seguito quotidianamente da un equipe formata da psichiatri, dietologi, infermieri, medici e psicologi.

“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo”. Ippocrate

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