Gabriele Guarnieri | Psicologo e Psicoterapeuta | Bassano del Grappa

Dott. Gabriele Guarnieri Psicologo e Psicoterapeuta a Bassano del Grappa

martedì

14

Gennaio 2014

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Genitori e ragazzi: placare le tensioni

Scritto da , in Adolescenti, Famiglia

genitori-figli-conflitti.jpgUna delle caratteristiche fondamentali dell’adolescenza è l’ambivalenza tra gli aspetti legati alla dipendenza ed aspetti legati all’indipendenza. Nei primissimi mesi ma anche nei primi anni di vita, i bambini hanno bisogno di dipendere dai  propri genitori, di considerarli onnipotenti e presenti e vi è una forte idealizzazione verso di loro. Diventare adulti però, “dovrebbe” comportare il passaggio dalla idealizzazione alla de-idealizzazione e di conseguenza mamma e papà,  non dovrebbero essere più considerati con soli pregi (come nell’infanzia), né tanto meno con soli difetti (come nell’adolescenza) ma con pregi e difetti (la fase adulta).

Mi piace pensare, e chiedo scusa ai ragazzi (anche se lo stesso lo si potrebbe dire agli adulti…), ad un adolescente come ad un bambino di 7-8 mesi. Un bambino che inizia a gattonare infatti girovaga per la casa, scopre posti e visioni di vita nuovi, per tornare di tanto in tanto dalla propria mamma (la casa – madre) a cercare rinforzo, sostegno e per sentirsi tranquillizzato. Certo potrà capitare che durante queste perlustrazioni, “inciampi” in un bicchiere, in un telecomando, in un vasetto facendolo cadere. Di media a tali incidenti i bambini reagiscono spaventandosi, piangendo e ricercando disperatamente la propria mamma che, (sempre se non sia l’ennesimo incidente della giornata….) è li pronta ad accoglierlo, ad abbracciarlo e a rassicurarlo in modo tale che possa ripartire per le sue gite domestiche. Ritengo molto utile e significativo a tal proposito, il gesto che molti genitori fanno con i propri figli e cioè di porre una mano, tra la nuca e la fonte di pericolo (generalmente senza farsi vedere), per proteggere il bambino dalle sue prime esperienze.

Proprio come i bambini, anche i ragazzi hanno bisogno di fare le loro esperienze, con “l’unico problema” che queste non avvengono più dentro le mura di casa, ma al di fuori, dove le mamme e i papà non possono vedere o porre mani tra le nuche e le fonti di pericolo, ma solamente FIDARSI dei loro figli e del loro essere genitori. Situazioni ansiose e talvolta angoscianti che portano spesso a raggiungere un clima familiare pesante, ricco di incomprensioni e di attacchi, fino ad arrivare ad instaurare veri e propri braccio di ferro tra genitori e figli; questo perché spesso, all’agito dei figli (la trasgressione) corrisponde l’agito del genitore (la predica/punizione), rischiando di portare la relazione più sull’azione che sul pensato e di conseguenza più sul versante adolescenziale che adulto.

Il consiglio come il rimprovero o la punizione generalmente non vengono vissuti positivamente ma in ottica svalutante; sentirsi criticare per un errore fatto è sempre doloroso in quanto minante del proprio narcisismo (soprattutto negli ultimi anni); figuriamoci per un ragazzo che ha già poca sicurezza in sé stesso… E’ come se si pensasse : “… so di aver sbagliato non occorre che tu me lo faccia notare…”.

In questo è fondamentale ricordare che non è tanto il comportamento manifesto (ciò che i ragazzi vogliono farci credere) da prendere in considerazione ma il loro comportamento latente (ciò che i ragazzi non vorrebbero però allo stesso tempo vorrebbero farci vedere). A tal proposito, spesso non è conveniente intervenire immediatamente sul fatto (proprio come per il bambino piccolo) ma sapere aspettare e monitorare, capire i loro stati d’animo e intervenire quando si percepisce un malessere interiore, quando cioè non è il fatto in sé a preoccupare ma i loro vissuti.

Ed è esattamente in questi momenti che, al di là di quello che si dica, si può dialogare con i ragazzi,  con passionalità e profondità; quando si sentono accolti e capiti nei loro reali bisogni, quando vedono che non cadiamo al loro gioco, che sappiamo aspettare ma anche monitorare, che sappiamo essere distanti quanto basta ma vicini quando serve, in una parola quando ci dimostriamo ADULTI allora si che ci lasciano entrare nel loro mondo. Metaforicamente parlando è quando aprono realmente la porta della loro camera (l’accesso alla loro identità) e si lasciano andare a riflessioni e a sfoghi personali.

E’ qui che si può intervenire con empatia, farli riflettere sulle loro condotte e nel caso intervenire anche con fermezza. Così interagendo sarà più probabile che i ragazzi accettino e capiscano l’intervento/preoccupazione dei propri genitori.

Quello che più spesso infatti i ragazzi riportano è: “… non è quello che mi dicono ad essere sbagliato ma il modo in cui me lo dicono ….”.

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