Gabriele Guarnieri | Psicologo e Psicoterapeuta | Bassano del Grappa

Dott. Gabriele Guarnieri Psicologo e Psicoterapeuta a Bassano del Grappa

lunedì

13

Luglio 2015

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Orientamento scolastico: uscire dagli schemi

Scritto da , in Adolescenti, Adulti, Famiglia

 

orientamento-scolastico.jpgLa scelta della scuola può creare ansie e preoccupazioni nei genitori ma (almeno fino alle medie) sono generalmente orientate alla ricerca di una scuola con un clima non troppo competitivo tra i compagni, mancanza di forme di bullismo, insegnanti competenti in grado di dimostrare empatia e di valorizzare le risorse dei propri alunni, dimostrandosi autorevoli quando e quanto basta. Situazioni forse un po’ troppo utopistiche, ma che evidenziano il desiderio di protezione del genitore per il proprio figlio. 

Per i ragazzini non ci sono eccessive preoccupazioni, tutto è ampiamente programmato e monitorato fino alla fine della terza media, quando “improvvisamente”, si trovano a progettare i loro prossimi 5 se non 60 anni della loro vita. Si chiede cioè ad un tredicenne, che è appena entrato in adolescenza, di smettere di essere ragazzo e di diventare adulto; una pretesa forse eccessiva. La scelta della scuola secondaria, di conseguenza, rischia di creare una situazione tanto ansiogena quanto claustrofobica, in cui un ragazzo si vede o si sente costretto già a 13 anni a rincorrere una vita che non vive come propria. Con il rischio di ripetere fino a 70 anni:

Se  fosse stato per me avrei fatto ….” !

Come muoversi di conseguenza?

Non essendo in grado di decidere autonomamente, il più delle volte i ragazzi affrontano le scuole secondarie in un’ottica di assoluta dipendenza: fanno semplicemente ciò che gli si dice. Arrivati in quinta, ma ultimamente già in quarta superiore però, iniziano ad incrementare stati ansiogeni spesso motivati dal non sapere dove andare finita la scuola. Nel momento in cui si diplomano, si trovano allo scoperto, senza quel contenitore che li ha “protetti” negli ultimi 13 anni (5 anni di elementari – 3 di medie – 5 di superiori).Ciò li spaventa e di conseguenza molti si iscrivono all’università più per prolungare la carriera scolastica che per raggiungere una certa autonomia ed indipendenza. Anche per questi motivi, durante il primo anno universitario, si assiste ad una sorta di eliminazione naturale. Coloro che invece resistono e arrivano al secondo anno di università, generalmente si dividono in due categorie:

“Gli ansiosi”: che subiscono una regressione al 4° anno delle superiori (se non ben più arcaica), e ottenuta la laurea triennale, proseguono con la laurea magistrale, per poi specializzarsi in vari master, corsi specialistici e chi più ne ha più ne metta. Arrivano a 30-35 anni con un curriculum vitae da mille ed una notte, con nessuna esperienza lavorativa e generalmente, vivendo ancora con mamma e papà.

“I tutto gli è dovuto”: coloro che, almeno apparentemente, non si spaventano ed ottenuta la laurea, aspettano che qualcuno li contatti per un lavoro manageriale da non meno di 3000 euro mensili; rischiando di trovarsi a 35 anni in casa ad aspettare un qualcosa che non arriverà mai, sempre chiaramente mantenuti da mamma e papà.

Tutti ragazzi e ragazze che generalmente si sono diplomate e laureate dentro i termini previsti.

Scegliere la scuola adatta al proprio essere è come scegliere un vestito: sia l’uno che l’altro dovrebbero calzare a pennello.

Per far ciò però bisogna pensare al di fuori del classico schema 5-3-5 (elementari medie superiori) e non avere paura di mettersi alla prova. Generalmente invece, i ragazzi incominciano le superiori e l’università con l’angoscia di dovere scegliere una strada e mantenerla, in quanto un rallentamento e/o un cambiamento è considerato un fallimento. Finire la scuola a 19 anni anziché a 18 o laurearsi con uno o due anni fuori corso, è qualcosa di aberrante nell’ottica scolastica! Ma nell’arco di una vita cosa sono due anni? Sapendo soprattutto che dovranno lavorare per i loro prossimi 40 (almeno per raggiungere l’età pensionabile)?

Sarebbe fondamentale che i ragazzi utilizzassero l’adolescenza per entrare in contatto con sé stessi, imparando a rendersi autonomi ed indipendenti. Bisognerebbe tagliare il cordone ombelicale ed  incentivarli già a 14 anni a fare piccole esperienze lavorative, piccoli viaggi in casa-famiglia all’estero, per scoprire come funziona il mondo al di fuori del loro naso; proprio come fanno in Nord Europa ed in molti paesi dell’America. Lo stesso dovrebbe equivalere per l’esperienza universitaria: dovrebbero imparare un lavoro, essere in grado di mantenersi e approfittare degli erasmus per visitare altri paesi. Il raggiungimento della laurea così non comporterebbe solamente la fine di un iter, ma aiuterebbe i ragazzi a conoscersi e a conoscere il mondo, sia nelle parti più prolifere che in quelle più umili, fornendogli quella elasticità mentale e quella sicurezza tale da permettergli di affrontare le avversità future.

Dovrebbero essere gli adulti però ad uscire per primi dagli schemi, aprendo e non chiudendo le porte ai ragazzi, aiutandoli a ad entrare in contatto con loro stessi anche a costo  di scontarsi con ciò che avevano idealizzato o sperato per i propri figli. Ci si dovrebbe soffermare maggiormente sulle qualità dei ragazzi e sulle loro risorse; si è consapevoli che sono in una fase difficile e che offusca le loro potenzialità, ma proprio per questo si dovrebbe aver maggior pazienza, dimostrandosi fermi quando e quanto serve, pronti ad accoglierli nei momenti down ma anche  capaci di motivarli e di spronarli!

È sempre opportuno dialogare con loro, non per portarli dalla propria parte o per seguire i classici luoghi comuni, ma col desiderio di conoscere le loro reali fantasie, infondendo fiducia ed evidenziando una discreta elasticità mentale ed una grande capacità di ascolto. Per i ragazzi noi siamo dinosauri (spesso a ragione) e decisamente poco “scialli”; sarebbe  opportuno toglierci da questo ruolo, riprendere ad utilizzare la nostra creatività e la nostra unicità. Sarebbe utile non solo per loro ma anche per noi!  Così se alle superiori dovesse arrivare ad una bocciatura, cerchiamo di capirne il motivo, senza creare eccessiva ansia; e se proprio proprio si valutasse che la scelta della scuola è errata, PAZIENZA si può sempre cambiare. Correggere il loro presente è investire sul loro futuro!

Molti giovani però, finita la scuola dell’obbligo, valutano la seria possibilità  di mollare; generalmente sono segnali di allarme importanti a cui bisogna porre attenzione. In tali circostanze, la frase che più spesso riportano è:

Non vedo l’ora di andare a lavorare, non mi importa niente di fare chissà che, mi basta qualsiasi cosa in cui non devo pensare …..e avere due soldi per trovarmi con gli amici e andare via di casa”.

Il paradosso sta nel fatto che di media, chi decide di mollare la carriera scolastica, nel giro di pochi anni si trova un lavoro, si iscrive alle scuole serali e nel giro di qualche anno ottiene un diploma; esattamente la stessa persona che qualche anno prima riferiva di non riuscire a rimanere concentrato per più di mezz’ora…!!!!!! Di conseguenza occhio a tali richieste che evidenziano quasi sempre più una “fobia scolastica” che un’incapacità intellettiva.  Ciò non toglie chiaramente, che ci siano ragazzi che prediligono lavori manuali e altri quelli “intellettivi”.

In caso di dubbi sarebbe sempre il caso di rivolgersi a qualcuno di competente che sappia comprendere la situazione e sciogliere eventuali nodi e contasti.

“Un fallimento non è sempre uno sbaglio, potrebbe semplicemente essere il meglio che uno possa fare in certe circostanze: il vero sbaglio è smettere di provare.” Skinner

 

 

 

 

 

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