Gabriele Guarnieri | Psicologo e Psicoterapeuta | Bassano del Grappa

Dott. Gabriele Guarnieri Psicologo e Psicoterapeuta a Bassano del Grappa

venerdì

4

Settembre 2015

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Separazioni: cosa evitare in caso di figli.

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separazione-figli.jpgQuando mi si chiede se i figli soffrono per la separazione dei genitori generalmente rispondo con un “NI”: nel senso no, non esistono (almeno in base alla mia esperienza) psicopatologie la cui genesi sia attribuibile alle separazione di mamma e papà, si in quanto se non viene affrontata bene può incrementare e/o amplificare alcuni disagi latenti. Talvolta sono proprio i figli a chiedere ai genitori di separarsi in quanto saturi di un clima familiare pesante, conflittuale e aggressivo, in cui troppo, troppo spesso i più piccoli diventano oggetti contenziosi di mamma e papà. E’ in questi momenti che anche i pregi e i difetti dei propri figli, possono diventare fonte di lite:

Ma non vedi come lo hai cresciuto è uguale identico a te… uno che pensa solo a sé stesso… un menfreghista!

 

La separazione non consensuale….

Per la maggior parte dei casi la separazione non è consensuale: c’è chi lascia e chi viene lasciato/a.

Il/la primo/a spesso arriva da un periodo difficile, di chiusura, di riflessioni interiori fino ad arrivare alla difficile convinzione (personale ) che separarsi sia l’unica via di uscita. Una fase critica, ricca di colpevolizzazioni, di preoccupazioni per il futuro di sé stessi, dei propri figli e del proprio partner. Si ricerca conforto negli amici e nei parenti che rischiano però di amplificare lo stato confusionale:  da chi tende ad accusare ed incrementare i già ben presenti sensi di colpa, a chi tende ad alleggerire e rinforzare le proprie decisioni.

Al secondo/a invece, almeno generalmente, tutto accade come un fulmine a ciel sereno, una bomba che scoppia in un contesto familiare che seppur con qualche lacuna, era perfetto o quasi. Crollano le proprie sicurezze, ci si sente spiazzati e soli, si entra in una fase di introspezione e di riflessione fino ad arrivare a colpevolizzarsi. Si prova a mettersi in discussione e a rimediare ma ottenendo il più delle volte un incremento del distacco anzichè un avvicinamento. La frase che più spesso sento è:

Adesso prova ad avvicinarsi e a parlare, SOLO ADESSO CAPISCE?!! Ormai però è troppo tardi!!”

 

Di conseguenza non ottenendo risultati, o meglio i risultati sperati, generalmente si passa dalla fase di colpevolizzazione a quella dell’accusa: si entra in un periodo di crisi, di difficile gestione e sebbene ci si sforzi di mantenere la calma, di spiegare ai figli la situazione e si cerchi di non coinvolgerli,  l’astio e il rancore risultano troppo forti per riuscire a placarli e ad evitare scontri o alzate di voci. In tutto questo credo che sia comprensibile vedere i figli difendere il genitore più sofferente ed accusare quello meno (almeno a livello apparente), come credo che sia altrettanto comprensibile (anche se non auspicabile) che la mamma o il papà ricerchino un “appoggio” ed un sostegno nei bambini o nei ragazzi;  queste alleanze però, alla lunga ma nemmeno troppo, rischiano di diventare tanto pericolose quanto dannose.

Ogni alleanza porta all’esclusione di una persona o più persone e in caso di separazione, tale “strategia” rischia di diventare più un mezzo per infliggere dolore che per azioni benevoli. Quasi inconsapevolmente i figli perdono completamente la loro soggettività, diventano mezzi per accusare il partner e per vendicarsi reciprocamente. Questo non fa altro che amplificare i loro sensi di colpa, legati alla convinzione che papà e mamma si siano separati a causa loro. Stanchi di essere sfruttati e di vedere esternare tutta questa cattiveria gratuita, si chiudono in sé stessi, sperando che i genitori finiscano tale periodo quanto prima e che riprendano a interessarsi di loro VERAMENTE, possibilmente smettendo di coinvolgerli in faccende che NON LI RIGUARDANO!!

A tal proposito vorrei ricordare che chi si separa è la coppia coniugale e non quella genitoriale, ci si lascia tra marito e moglie ma si rimane per sempre mamma e papà. Lasciare il proprio partner e abbandonare i propri figli al genitore affidatario, salvo particolari situazioni, è indice di vendetta e di delega delle proprie responsabilità, un po’ come si pensasse:

Hai voluto lasciarmi e adesso arrangiati….”

 

L’importanza del DIALOGO, SEMPRE!!

Si entra in un circolo pericoloso di accuse reciproche in cui i figli si vedono “sballottati” da una parte all’altra, coinvolti in una guerra non loro. Il più delle volte, non essendoci dialogo tra marito e moglie, gli si affida l’ingrato ruolo dell’ambasciatore, che anche se non dovrebbe portar pena, ne porta e quanta ne deve portare. Decidere di separarsi non è per niente facile e sebbene possa essere la scelta migliore per una persona, ci sono vari aspetti da prenderei in considerazione, soprattutto in presenza di figli. E’ sempre una decisione delicata, che mette in discussioni i nostri aspetti personali più o meno consci e per questo sarebbe sempre opportuno prendersi per tempo, consultare un professionista, una figura imparziale che possa aiutare a far luce su alcuni aspetti, a ridurre i sensi di colpa  e a rinforzare le proprie riflessioni.

Non sono contrario alle separazioni, ma ho notato nella mia esperienza professionale che SEMPRE la mancanza di dialogo e di comunicazione porta alla chiusura in sé stessi,  alla creazione di castelli in aria, fino ad arrivare alla convinzione che le proprie riflessioni sono reali. Dialogare con un professionista può aiutare a vedere la propria situazione anche da altre prospettive, possibilmente anche da quella del proprio partner, e se si dovesse infine scoprire che non c’è più feeling, si valuterà la possibilità di separarsi, ma sarà comunque in una forma meno violenta, seppur sempre dolorosa.

Esistono per fortuna le separazioni consensuali, quelle vere intendo, in cui la coppia genitoriale rimane, spesso funzionando anche meglio di prima; in queste situazioni i figli non subiscono la separazione, anzi la comprendono e  questo perché permane un discreto equilibrio.

Bisogna però lavorare, dedicarsi del tempo, cercare di prevenire e non aver mai la presunzione di essere nel giusto: per ottenere il massimo rendimento è necessario almeno un “minimo” sforzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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