Viviamo in un’era in cui il rapporto con sé stessi è cambiato: rispetto ad anni addietro ci si vuole più bene, si sta più attenti a quello che si mangia, ci si tiene in forma fisicamente allenandosi in palestra, in piscina o all’aria aperta. Ma allo stesso tempo, quasi paradossalmente, siamo in una fase in cui mai come negli ultimi anni sono in incremento gli stati d’ansia e quelli depressivi (che non implica essere depressi!).
Generalmente attorno ai 25-30 anni ma anche a 35 – 40, incominciano i primi esordi, persone apparentemente appagate, con una vita sociale, con un lavoro abbastanza gratificante e che si mantengono informa; quelli insomma di cui mai si potrebbe dubitare! Tengo a precisare che non mi sto riferendo a persone con psicopatologie croniche, ma a quelle che:
“Caspita va tutto bene ma ….” .
Le giornate son ben organizzate, tra lavoro, sport e famiglia, come se si avesse la sensazione di avere tutto ma allo stesso tempo che qualcosa mancasse; senza rendersene conto, ci si trova piano piano a rincorrere la propria vita e a recriminare per quello che non si ha. Quasi paradossalmente tutto quello che si ha costruito con fatica negli anni, diventa inconsapevolmente un vincolo dal quale non riusciamo a slegarci: si deve andare a lavorare, si deve andare in palestra, si deve sistemare la casa, si devono portare i figli a scuola, si deve, si deve si deve… Ci si trova così alla ricerca di “ossigeno”, di situazioni e/o contesti che ci permettano di sentirci liberi entrando inevitabilmente in un circolo più o meno ansiolitico. Come se ogni problema dovesse trovare un’immediata soluzione, tutto dovesse essere pianificato e organizzato, lasciando sempre meno spazio al contatto con sé stessi e al dubbio.
Questo perché spesso il passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta è difficoltoso, si cresce e ci si trova catapultati in un mondo che non si sente come proprio, anche se da sempre sognato e desiderato (almeno apparentemente). Sono sempre più in aumento i “giovani adulti”, di primo acchito ben integrati e con una vita impegnata tra lavoro, sport e famiglia, ma che nei week end si lasciano andare a stili di vita adolescenziali: locali, alcool e discoteche, come se sentissero l’esigenza di avere una valvola di sfogo, di momenti regressivi e spensierati. Alcuni talvolta possono evidenziare difficoltà alimentari o peggio, proprio per la tendenza ad ingurgitare cibo e liquidi in modo quasi compulsivo (generalmente con maggiore frequenza nei week end e/o in orario serale).
A scuola ci sono ragazzi che dedicano anima e corpo allo studio ma che non tollerano voti inferiore al sette o all’otto e per i quali una sufficienza diventa fonte di delusione, di pianto e di rabbia, come se il giudizio degli altri fosse fondamentale per la propria autostima. Ma ci sono coloro per cui il voto non ha tale rilevanza, che sanno “godersi” la scuola proprio come lo sport o le relazioni sociali; sono pochi, forse pochissimi ma ESISTONO!! Per certi aspetti credo che sia questo il passaggio che si dovrebbe fare: cambiare la visione che si ha della propria vita. Si dovrebbe trovare gratificazione in tutto quello che si fa e dimostrarsi sempre curiosi, perché in ogni relazione, in ogni contesto si può conoscere qualcosa di più di se.
Non è facile, bisogna fare un passaggio evolutivo e crescere psicologicamente fino a sentirsi in armonia con sé stessi, fino ad incrementare le proprie sicurezze e trovare il giusto equilibrio in tutte le relazioni, senza sentire più il bisogno di indossare delle maschere che non ci appartengono: in due parole SENTIRSI LIBERI.
Solo così si può smettere di rincorrere la propria vita e riprendere a goderla in toto, perché ogni attività, ogni esperienza che si farà sarà per se, per la propria crescita e per la propria realizzazione; no ci si sentirà più mancare l’aria perché in ogni posto troverò ossigeno e mi sentirò bene.
Sarà solo allora che potrò urlare:
“Caspita va tutto bene!!!!!”


