ADHD: il decalogo per riconoscerlo.

La diagnosi per sindrome di ADHD o “semplicemente” di iperattività, sta avendo negli ultimi anni un certo incremento; i bambini con tale sintomatologia sono passati dal 2% al 5%. Nonostante ciò, una ricerca pubblicata sull’American Academy of Child & Adolescent Psychiatric riferisce che il 90% dei bambini diagnosticati iperattivi in età prescolare, continua ad avere sintomi (e direi ad amplificarli) sei anni dopo, nonostante eventuali terapie farmacologiche.

La Dott.ssa Emanuela Quagliata, psicanalista SPI, in un articolo in Pensiero Scientifico Editore, riporta:

I modelli neurobiologici e cognitivi prevalentemente utilizzati per spiegare l’insorgenza dell’ADHD, spesso vengono messi in discussione da approcci di tipo psicodinamico e relazionale che privilegiano un’attenzione maggiore agli aspetti emotivi e al contesto ambientale, proprio del singolo bambino, per poterne comprendere il comportamento”.

A differenza di quanto si possa ipotizzare, la sindrome da ADHD non colpisce solo il bambino (come del resto tutte o quasi le altre psicopatologie) ma tutta la famiglia; di conseguenza sarebbe condizione necessaria ma non sufficiente, attivare una rete che coinvolga i bambini, i genitori , la scuola e tutti coloro che si trovino a gestire tali situazioni. Sebbene negli ultimi anni tale diagnosi venga emessa più frequentemente (a mio modesto parere anche troppo), spesso mamme e papà sperano che l’elevata dinamicità dei propri figli sia motivata ad una fase della vita, o a bambini liberi e meno “inquadrati” dei loro coetanei. Nelle scuole tali situazione vengono gestite generalmente in modo differente: da coloro che sperano di riuscire a “correggere” il bambino, a coloro che ipotizzano e spesso diagnosticano sindromi da ADHD in modo fin troppo frettoloso. E’ fondamentale ricordare che l’inserimento scolastico non crea l’iperattività ma amplifica una situazione già esistente e ciò rischia  di creare situazioni conflittuali tra genitori ed insegnanti che il più delle volte degenerano  in accuse reciproche, in critiche verso il modus operandi rispettivo, più che alla ricerca di una sinergia; il tutto va inevitabilmente ad alimentare una situazione già abbastanza ansiogena, ad incrementare aspetti di scissione e i vissuti abbandonici dei bambini.

Non è corretto né tanto meno utile comunque, attribuire delle colpe ai genitori, agli insegnanti o alle varie figure di riferimento.  Chiunque abbia a che fare con un bambino iperattivo sa benissimo quanto difficile sia contenerlo e quanto dura sia accettare il sentimento di  impotenza nel vedere vanificare tutte i propri sforzi.  Per i genitori, alla lunga, diventa sempre più faticoso gestire le crisi “immotivate” così come le continue provocazioni dei propri figli e a volte, proprio a causa del comportamento del bambino, l’intera famiglia lamenta un certo isolamento sociale; anche se lo stesso lo si potrebbe dire per la scuola.

L’iperattività è una sintomatologia legata ad un deficit emotivo, “l’esperienza che il bambino vive è quella di non essere in grado di autocontrollarsi e di interiorizzare le regole dell’ambiente circostante”. Dott.ssa Emma Quagliata.

I bambini e i ragazzini che soffrono di tale sindrome riferiscono di non sapere il motivo per cui sono così, e nel momento in cui lo verbalizzano appaiono veramente in difficoltà, tanto da suscitare sentimenti di tenerezza e compassione. E’ solamente iniziando a leggere questi sentimenti, questi sensi di inadeguatezza, che si può entrare in contatto con i loro veri (ed inconsci) vissuti; per questo è fondamentale un sostegno sia per il bambino ma anche per i genitori e gli insegnanti.

Sono conscio che sia estremamente riduttivo sintetizzare tale sindrome in 10 punti, ma credo che possa comunque dare alcuni spunti di riflessioni ai meno esperti. Ricordo che il decalogo non deve essere utilizzato in alcun modo per fini diagnostici, ma solamente come schematica e sintetica linea guida.

IL DECALOGO:

  1. Quasi totalmente maschi (ultimi anni qualche bambina).
  2. Generalmente intelligenti e sensibili, ma con scarsa autostima ed insicurezza.
  3. Difficoltà a stare fermi .
  4. Tendenza ad iniziare varie attività e difficoltà a mantenere la concentrazione per periodi medio –lunghi.
  5. Preferenza di relazioni duali.
  6. Difficoltà ad accettare situazione gruppali (es gruppo classe).
  7. Difficoltà ad accettare le regole e rispettarle.
  8. Mamme tendenzialmente sole e costrette ad essere/diventare fin troppo “wonder woman”.
  9. Assenza o poca presenza della figura paterna.
  10. Attenzione al gioco inconscio del bambino iperattivo:
  • convinzione inconscia di non essere sufficientemente considerato-apprezzato-amato;
  • incremento di comportamenti oppositivi e non (per attirare l’attenzione) con tendenza all’esasperazione;
  • Perdita della pazienza da parte dei genitori, insegnanti e figure di riferimento varie.
  • Incremento del desiderio, da parte degli adulti, di allontanarsi da loro.
  • Conferma delle convinzioni primarie dei bambini, di non essere sufficientemente considerati – apprezzati -amati.

 

 

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