Donne: piccoli suggerimenti per vivere serene con sè stesse

La dismorfofobia è la fobia legata alla paura di non piacersi, ad una visione “non proprio oggettiva” del proprio aspetto esteriore e qualsiasi iniziativa o attività della vita quotidiana può esserne condizionata. Le persone più colpite sono generalmente ragazzi e ragazze in fase adolescenziale, a causa dei cambiamenti fisiologici caratteristici dell’età, ma può colpire persone adulte fino a 40 anni circa; in tal caso si tratta di personalità con tratti ossessivo-compulsivi e per i quali spesso è consigliata una psicoterapia.

La sensazione di non sentirsi sufficientemente belle, per la maggior parte delle volte però, non è legata alla dismorfofobia, ma appare più che altro legata al non sentirsi al passo con i canoni della società: donne in carriera, attraenti, soddisfatte e realizzate sul piano professionale e personale, che sanno saltare da un ambiente all’altro senza apparente difficoltà e con una facilità a dir poco imbarazzante.
Tutto ciò non va certamente ad agevolare la propria autostima e il giudizio che si ha di sé stesse.

Quello che si è e l’idea che si ha di noi, è spesso il frutto delle nostre esperienze relazionali maturate negli anni, al rapporto che si ha avuto con i propri genitori, con le proprie figure di riferimento, con gli insegnanti, compagni ed amici. Se ad esempio si ha avuto una mamma per la quale non era “mai abbastanza” è facile che negli anni io mi riscopra una persona esigente con sé stessa; parlo ad esempio di quelle ragazze per cui un sette a scuola è fonte di disperazioni, di disagi e di sconfitte personali. Si cresce, soprattutto nei primi anni di vita, cercando di rendere orgogliosi i propri genitori, le persone che ci stanno accanto in quanto un loro sorriso, un loro giudizio ci conforta e gratifica. Spesso però si cresce nella convinzione di dovere mettere a tacere alcuni nostri sogni o progetti per non deludere qualcun altro; piano piano ci si adatta ad uno stile di vita che non si sente come proprio, ma che si crede il migliore o forse l’unico possibile.

Ed è proprio questo l’errore: “L’ adattarsi …”. Uno dei passaggi fondamentali nella nostra crescita è il passaggio dall’adattamento all’interazione. Nel momento in cui si smette di adattarsi alla società e si inizia ad interagire con essa, si passa da un ruolo di passività (svalutante) ad uno di attività (più gratificante); ci sono delle fasi della vita in cui questa transizione viene fatta quasi inconsapevolmente.

Capita ad esempio quando si è innamorate, quando si cambia completamente espressione, modalità relazionali e comportamentali, quando ci si sente al centro dell’attenzione e soprattutto gratificate.

Capita quando si vive un relazione di coppia appagata, in cui ci si sente in armonia con sé stessi e con gli altri.

Capita non solo nell’amore, ma anche ogni qualvolta io decido di riprendere la in mano la mia vita, di ri-appropriarmi della mia spensieratezza, della mia creatività, della mia genialità e perché no della mia pazzia.

E’ quando riesco ad avere i miei spazi e i miei tempi che smetto di inseguire UNA vita e inizio a vivere la MIA vita. Non è facile e bisogno lottare per ottenerlo, bisogna fare dei piccoli sforzi, ma la sensazione di libertà che si acquisisce è impagabile e nel momento in cui ci si sente bene con sé stesse e con gli altri, si diventa meno esigenti e meno attenti al giudizio degli altri.

E’ in questo momento che smetto di dover essere una brava donna, una brava mamma, una brava moglie, una brava lavoratrice, ma inizio a godere dell’essere una donna, una mamma, una moglie e una lavoratrice, magari con i propri difetti, ma che si sa godere la vita, serena con sè stessa e gli altri.

Ci si ri-innamora di sé perchè si diventa consapevoli della propria unicità ed individualità!

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