Gabriele Guarnieri | Psicologo e Psicoterapeuta | Bassano del Grappa

Dott. Gabriele Guarnieri Psicologo e Psicoterapeuta a Bassano del Grappa

mercoledì

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Dicembre 2020

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Ansia: cos’è e come gestirla

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AnsiaL’ansia, come la paura, implicano uno stato di attivazione  fisiologica (arousal), ma c’è una grande differenza tra le due. La paura è uno stato emotivo che mira alla sopravvivenza del soggetto quando deve sfuggire ad un pericolo concreto e immediato. L’ansia, invece, può essere definita come il senso di apprensione che si prova nell’anticipazione di un certo problema.

 

A livello biologico l’ansia si può manifestare per:

 

Fattori genetici:

Gli ultimi studi riportano un’ereditabilità del 20-40% per le fobie specifiche, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo d’ansia generalizzata, del 50% per gli attacchi di panico.

 

Genere:

Le donne sembrano mostrare una reattività biologica allo stress maggiore rispetto agli uomini.

 

Fattori neurobiologici:

A livello cerebrale è l’amigdala (un’area cerebrale) che valuta gli stimoli esterni ed interni. Quando vengono considerati minacciosi, si attiva sotto il controllo della corteccia prefrontale mediale e genera la risposta da stress.

 

Conseguenza dell’attivazione dell’amigdala, è una reazione a catena di ormoni lungo l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene) che si conclude con il rilascio di cortisolo nel sangue. Il cortisolo, noto come ormone dello stress, prepara l’organismo a reagire allo stimolo, seguendo uno schema d’azione adattivo conosciuto come “fly or fight”.

 

Al giorno d’oggi le nostre “minacce” sono gli impegni da portare a termine, relazioni tra colleghi, con i capi, con compagni o inseganti, con figli, mogli e mariti da supportare e sopportare. Non sono minacce per la nostra sopravvivenza, come poteva essere milioni di anni fa o come tutt’ora è negli animali.

 

Sono “minacce” a cui cerchiamo di dare una spiegazione o che tendiamo a procrastinare.

 

Quando ciò diventa il nostro modus operandi, si inizia a rimuginare, si incrementano i sensi di colpa e il solo pensare agli impegni rinviati o procrastinati, può diventare lo stimolo di attivazione dell’amigdala, dell’asse HPA (ipotalamo ipofisi surrene) con conseguente rilascio di cortisolo (stress).  Se questo non viene smaltito in breve tempo, può portare ad un invecchiamento precoce del tessuto cerebrale, disfunzioni a livello psicosomatico (ulcere, gastriti, cefalee) e per l’appunto attacchi di ansia e di panico.

 

Come uscire da tutto ciò?

Agendo e non fermandosi a rimuginare o a procrastinare. Quando facciamo una scelta, quando portiamo a termine un impegno preso, ci sentiamo meglio con noi stessi e questo anche perché il nostro organismo rilascia la dopamina (neurotrasmettitore della ricompensa), con conseguente sensazione di compiacimento.

Provate a pensare alla sensazione di serenità che si prova quando portate a termine con successo un impegno preso.

 

La teoria sarebbe facile….

 

Articolo scritto in collaborazione con Nicola Zordan laureando in psicologia.

 

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