Dipendenza da gioco: ludopatia

Negli ultimi anni si sta assistendo ad una crescita esponenziale di sale da gioco ma anche di psicopatologie da dipendenza. Il dilemma che spesso ci si pone è:

“E’ lo Stato che incrementando o perlomeno non fermando il business del gioco diventa responsabile di tale patologie  o viceversa sono i disturbi da dipendenza ad essere in aumento e lo Stato ci sta (solamente) lucrando?”.

Un dilemma importante che probabilmente ha basi profonde e che non intendo qui approfondire.

Sta di fatto che negli ultimi anni la patologia da dipendenza è in netto incremento così come le depressioni e gli attacchi di panico; dipendenze da gioco (ludopatia), da alcool e stupefacenti, da internet e da sesso virtuale sono solo alcuni esempi delle maggiori dipendenze attuali.

La dipendenza deve essere considerata una psicopatologia e come tale essere curata; se non presa in considerazione e/o diagnosticata in tempi medio brevi può portare a conseguenza psichiche, comportamentali e relazionali importanti.

Generalmente si incomincia giocando poco, si giocano pochi euro con l’intento più o meno conscio di raggiungere una certa indipendenza ritenendo, erroneamente, che il denaro permetta di raggiungere la tanto agognata libertà.

Ma è proprio cercando di raggiungere tale “indipendenza” che si corre il rischio di innescare un circolo vizioso: dopo aver perso i primi soldi si gioca per cercare di riprendere la somma perduta e così via fino a diventare veri e propri dipendenti “ di quelle maledette macchinette”. Nel momento in cui la patologia incrementa e cronicizza, si diventa abilmente furbi, paranoici, abili nell’inganno e poco affidabili; in certi casi si arriva persino a rubare sia in casa che al lavoro. Persone dapprima rispettose ed educate, diventano schive, cupe, poco fiduciose e pronte a ingannare per qualsiasi cosa; l’unico obiettivo è di riuscire, in qualsiasi modo, a racimolare dei soldi per andare a giocare.

Si è in qualche modo consapevoli di quello che si sta facendo, ma non si riesce fermarsi,  a mettersi un limite. Si inventano scuse improbabili per procurarsi del denaro o per non farsi rintracciare, arrivando a giocare 50, 100, 200 ma anche 400 euro al giorno nella convinzione che la “macchinetta” prima o poi “paghi”.

Diventa un gioco impulsivo da cui non si riesce a smettere autonomamente e nemmeno con l’aiuto di amici e/o di parenti che, di media, sono i primi ad essere stati ingannati.  Chiunque abbia avuto a che fare con la psicopatologia da dipendenza, sa che non esistono escamotage di nessun tipo per impedire al giocatore di giocare.  Talvolta, dopo qualche episodio emotivamente importante (rischio di essere lasciati dal proprio partner, minaccia di perdere il lavoro, malessere nei figli ecc) si prende coscienza di quanto sta accedendo. E’ come se ci si svegliasse per un attimo o per un periodo e ci si rendesse conto delle conseguenza disastrose della patologia; una doccia fredda ed improvvisa che può portare all’interruzione dal gioco. Dopo pochi mesi (5-6 generalmente) un qualsiasi evento ansiogeno però, può portare ad una ricaduta: dapprima con piccole somme e successivamente con somme sempre più ingenti riprendendo così il circolo.

Le uniche cure valide sono generalmente le terapie gruppali. Molti sono i centri, le  associazioni, i Sert che  attivano iniziative valide e scientifiche per monitorare e curare tali fenomeni; in determinate situazione viene consigliata anche una terapia farmacologica. Se preso per tempo e in età ancora giovanile, adolescenza e/o giovani adulti (dai 16 ai 30 anni), a volte può bastare una psicoterapia individuale medio breve.

Lo Stato potrebbe e dovrebbe intervenire limitando sia le licenze/concessioni per le sale gioco, sia ponendo un limite all’esubero di “gratta e vinci” (pericolosi quasi quanto le slot-machine).

Ciò però, porterebbe inevitabilmente ad un decremento economico alle già “sconquassate” tasche dello Stato e di conseguenza, pur rimanendo speranzoso, ritengo tale provvedimento al quanto idealistico…

Sebbene sia una delle psicopatologie più frequenti degli ultimi anni, esiste pochissima informazione e sensibilizzazione a riguardo. Molte sono le associazioni, gli studi privati e pubblici che si stanno dedicando a tale fenomeno, ma troppo spesso le segnalazioni avvengono in ritardo, quando chi soffre di tale malattia è arrivato alla disperazione e alla perdita non solo economica (denaro, lavoro e casa) ma anche affettiva (partner, famiglia, amicizie).  In questo credo che si dovrebbe avere un aiuto; una maggior divulgazione darebbe la possibilità di riconoscere tale fenomeno in tempi medio – brevi e di conseguenza impedire la rovina di molti giocatori.

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