Ragazzi e crisi economica: connubio pericoloso.

Spesso nella mia esperienza clinica sento ragazzi riportarmi frasi quali:

“ … ma che senso ha studiare, c’ è la crisi ….”

“….al giorno d’oggi non serve una laurea …. “

“ …. Non c’è lavoro, ho anche provato a trovare qualche cosa ma niente …. E alla fine ho rinunciato” 

 

E’ triste sentire questa mancanza di voglia, di stimoli nei ragazzi; è vero un qualsiasi adulto potrebbe confermare tali riflessioni, riferendo:

“ …. Ma non c’è futuro per questi ragazzi, almeno in Italia, forse fuori ….”.

Si deve fare però attenzione nel rapportarsi con i ragazzi, sono in una fase in cui gli aspetti depressivi sono all’ordine del giorno, i cambiamenti fisiologici, psicologici e relazionali li stanno mettendo a dura prova. Le sensazione dominanti sono di smarrimento, di confusione, di poca voglia di fare, qualsiasi impegno anche ludico talvolta diventa un qualcosa di faticoso: sono cioè in piena crisi adolescenziale.

Gli adulti, consapevolmente ed inconsapevolmente, esternano con i propri figli, con i propri alunni, le loro riflessioni in riferimento alla politica, alla situazione economica spesso però andando ad aggravare e ad appesantire una situazione , una fase della vita già delicata di suo: l’adolescenza.

Se ad un ragazzo sui 18 anni gli si prospetta un futuro più triste del presente che già sta vivendo, facilmente sarà più protratto ad incrementare la sfiducia in sé e negli altri che ad incrementare le sue sicurezze. Preannunciare un futuro negativo ai ragazzi è inviargli inconsciamente il messaggio che le loro riflessioni esistenziali siano corrette, di conseguenza incrementando le loro insicurezze.

 

Ma dottore bisogna pure aprirli gli occhi alla vita… dovranno pur capire come gira il mondo.

 

Credo che ci sia una certa differenza tra “aprire gli occhi” ad un ragazzo e fargli terrorismo psicologico. Allo stesso tempo ritengo che si, sia corretto metterli in contatto con le problematiche della vita reale, ma che sia forse ancora più utile capire come mai un ragazzo di 16-18 anni sia così tanto interessato al suo prossimo futuro e così poco interessato al suo presente!!!

Molto spesso  le loro riflessioni sulla crisi economica, il loro utilizzo di luoghi comuni è da considerarsi come un’abile strategia per sentirsi giustificati del loro malessere;  un po’ come se si aggrappassero alla “scusante” della crisi economica per giustificare la loro crisi adolescenziale: chiusure, difficoltà relazionali, pochi interessi e perdita di passione per le cose: ma non è così.

Hanno bisogno di percepire fiducia, più di quanto loro ne abbiano di loro stessi, di elasticizzare la loro mente e di rendersi consapevoli del loro potenziale, rinforzando le loro riflessioni e non criticandole o peggio sminuendole; hanno bisogno di uscire dalla loro crisi adolescenziale e per fare questo devono anche uscire dagli schemi, il cui unico che conoscono è il 5-3-5 (cinque anni di elementari, tre di medie e cinque di superiori).

Il messaggio che deve arrivare è che non ha importanza perdere o non perdere un anno di scuola ma che è fondamentale crearsi un’identità e scoprire il proprio potenziale.

Spesso provo a provocarli con frasi tipo:

“… ma scusa se tu perdessi un anno, alle superiori o all’università, finiresti gli studi a 24 anni anziché a 23 anni, e poi comunque dovrai lavorare per i tuoi prossimi 45-50 anni!! Di conseguenza non ti conviene iniziare a lavorare un anno dopo?!?! Che fretta hai?

So che è una frase che può spaventare, e infatti li spaventa ma allo stesso tempo li lascia attoniti, colpiti come se per la prima volta si rendessero conto che hanno veramente una vita davanti a loro.

La libertà è qualcosa che si raggiunge con calma e con fatica ma che una volta ottenuta permette di raggiungere qualsiasi obiettivo.

Un ragazzo che supera bene la crisi adolescenziale è pronto ad affrontare la vita pienamente e senza eccessive preoccupazioni per eventuali crisi economiche o politiche, pur essendone consapevole.

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